IV – la terra di Gino

Aveva deciso di andare in città la settimana prossima, per provare a risolvere la questione di persona. Ma un imprevisto cambiò ogni cosa. Proprio il giorno dopo vide alcuni automezzi avvicinarsi alla sua terra e fermarsi proprio dove il ponte non c’era più.

Avevano colori accesi e tutti con la scritta “protezione civile regionale”, ad eccezione di una che recava lo stemma della Repubblica e la frase “Magistrato delle acque”.

“Oddio!” pensò. Si era scomodato persino un magistrato. Perchè? Forse qualcuno lo aveva visto mentre abbatteva il ponte? Forse aveva commesso un reato, senza saperlo. Un reato di quelli che, fino al giorno prima non lo sono e la gente comune si trova a commettere in buona fede, ma che quelli che amministrano le carte, un bel giorno decidono che è vietato.

Si ricordò di quella volta di un tizio che, dopo pochi anni dal suo arrivo, si era impossessato di un terreno dimostrando, con falsi testimoni, che lo aveva posseduto per oltre vent’anni, ottenendo così la proprietà dell’area, che non era sua. E di quell’amico, invece, che, per avere scavato un canale che dirottava un po’ d’acqua nel suo terreno, era stato condannato per furto. Gli vennero in mente infinite storie, e nessuna di queste era a lieto fine. E si ricordò di ciò che suo padre gli ripeteva: “stai alla larga dagli uffici, gli impiegati fanno le regole secondo i propri comodi e trovano sempre il modo di farla franca. Ma per fare credere che la giustizia funziona, di volta in volta condannano un poveretto che non c’entra nulla”.

Gino si sentiva il “poveretto” della storia. In due giorni era successo di tutto. E adesso, addirittura, riceveva la visita di un magistrato, in quel luogo in cui, oltre al fiume, non passava nessuno da secoli.

Immaginò di essere giudicato all’istante. Dall’auto sarebbe uscito un tipo che avrebbe indossato la toga e avrebbe somministrato la giustizia, condannandolo a qualcosa e magari sequestrandogli tutto.

Si avvicinò con l’aria di chi passava per caso da quelle parti, per nascondere l’apprensione, e vide che quella gente si muoveva verso di lui. Uno di essi aveva la giacca e la cravatta, mentre gli altri indossavano dei giubbini fosforescenti.

Quello con la cravatta si rivolse direttamente a lui dall’altro lato del fiume e gli chiese le generalità. poi passò alla questione.

“Buongiorno, io vengo per conto dell’ufficio del magistrato delle acque e i signori sono dipendenti della Regione. Siamo qui per effettuare il sopralluogo e prendere le misure di un ponte che ci è stato segnalato, proprio in questo punto. Potrebbe aiutarci a capire dove si trova il ponte?”

Gino capì improvvisamente che forse non c’era da temere o comunque se lo impose. Quelli, probabilmente, non erano lì per indagare su chi avesse distrutto il ponte, ma per cercare dove fosse un ponte che non avevano mai visto prima. Rispose, quindi, spavaldo: “In effetti, una volta c’era un ponte, ma è crollato e nessuno si è preso cura di ricostruirlo. Che cosa posso fare per voi?”

“E’ molto gentile” aggiunse il tipo in cravatta e proseguì “a dire il vero, nelle nostre carte non risulta nulla. Anzi, per dirla tutta, non risulta nemmeno quest’area. Mi scusi se le faccio una domanda che può sembrare strana. Ma da quanto tempo lei è proprietario di questo terreno?”

Gino avvertì un senso di fastidio per l’invasione su una questione che considerava personale, ma prevalse il desiderio di difendere la proprietà e rispose di scatto: “questo terreno era dei genitori di mio padre e dei suoi genitori. Faceva parte del ducato di Ferrara e tra le carte ho ancora il documento della donazione dei Duchi d’Este con l’indicazione precisa dei confini”

“Ma che bella notizia” affermò il funzionario “lei dunque è in grado di aiutarci a risalire alle origini dell’area e alla proprietà. Se ci aiutasse a ricostruire la documentazione, ci farebbe una cortesia davvero grande. Potrebbe farcene avere una copia, appena si trova comodo?”

Gino non trovò nulla in contrario e promise di farlo.

E così fece. Andò a frugare tra i documenti e li trovò tutti ben conservati. Giacevano da anni, ordinati all’interno di una cassapanca robusta che non veniva aperta da tempo immemorabile, perchè non si era presentata l’occasione. E infatti non era nemmeno chiusa a chiave. Gino la aprì e cominciò a curiosare senza criterio finchè si trovò tra le mani una catasta di documenti legata con un nastro antico di colore rosso antico La depose sul tavolo accanto, dopo averlo sgombrato degli arnesi della campagna e provo ad aprirla con delicatezza.

Gli apparve subito una pergamena vergata da un certo Ludovico Antonio Muratori che, per conto del “Serenissimo Rinaldo I, duca di Modena, Reggio, Mirandola ecc.” riepilogava le proprietà “della casa d’Este e della sua diramazione nelle linea reale ed elettorale del regnante Monarca della gran Bretagna Giorgio I e dei Duchi di Brunsuic e Luneburgo e nella linea dei Marchesi d’Este, dei duchi di Ferrara, di Modena, ecc.”. Gli sembrò di avere aperto la porta che lo portava indietro, dove non era mai stato, ma da cui proveniva. Continuò a curiosare e trovò un documento che conteneva un elenco numerato. Al punto 11 di quel documento c’era scritto, in chiare lettere dell’epoca, che si lasciava il terreno, denominato fondo LXIII, circoscritto tra il grande fiume e il ramo di delta che si apriva dopo il mulino, al defunto Ruzante Guidaccini e ai suoi eredi, in virtù della fedeltà e dei servigi prestati da questo e dai suoi familiari nel tempo.

Insieme a questo vi erano altri documenti in cui si elencava la discendenza, compresi i certificati di stato civile che arrivavano fino a Gino e i documenti che attestavano il passaggio di proprietà per diritto ereditario..

La proprietà, dunque, era sua e non vi era alcun dubbio. Gli dava persino fastidio doverlo dimostrare, come se non bastasse che, nei secoli, quel fazzoletto di terra fosse stato curata, nel minimo dettaglio dagli avi della sua famiglia, con sacrifici e privazioni. E davvero lo irritava il fatto che più dei fatti, della storia e della verità, contassero le “carte”. Ma lui, questa volta, aveva il vantaggio di avere anche le carte.

Anzi, avvertì di trovarsi in una strana situazione: I signori della burocrazia, che hanno sempre la carta giusta per avere ragione, questa volta, i documenti li chiedevano proprio a lui. Dunque, il “potere delle carte” questa volta era dalla sua parte.

E pensò di giocarlo. Raccolse tutti i documenti e si preparò ad andare in città per darne copia a chi glieli aveva richiesti.

Però gli sorse un dubbio: perchè gli avevano detto “quest’area non risulta tra le nostre carte?”. Che cosa voleva dire?

(segue)

 

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