a colpi di piazza e di titoli di giornale *

di | dicembre 9, 2018

Il nostro è un Paese che pur avendo il Governo più buffo e “sgarrupato” del mondo, capace di fare proclami degni del migliore paradiso immaginario, che annuncia imposte il martedì, per cancellarle il mercoledì, che mette la fiducia su una legge finanziaria, avendo già in mano l’emendamento per modificarla…. ebbene… nonostante tutto questo, la maggioranza degli italiani, a cui si aggiungono quelli che tifano in silenzio, preferisce questo teatrino alla “tragica-farsa” dei governi precedenti…. e ancor più alle guerre dei salotti dei nostri giorni.

In passato non si assisteva alle scene esilaranti di oggi, se si escludono le performance di Renzi, il cui repertorio è ancora inesauribile. Tutti i ministri sembravano di conoscere ciò che facevano, sempre escludendo quelli degli ultimi governi, con ministri dichiaratisi laureati per avere trascorso molti anni nel sindacato e promossi al rango di ministro dell’Istruzione e altri figuranti dello stesso rango.

Però “quelli che sapevano ciò che facevano” ci hanno portato verso un Paese che ha tanti di quei debiti e di quei problemi e di tale profondità e complessità, da generare una spietata diffidenza verso chiunque si dichiari “competente”.

Non è una bella situazione, perché, anche con la complicità dei social network, ha portato alla diffusione di notizie la cui importanza non viene dalla loro veridicità, ma dal numero dei follower. Così un fatto è “giusto” perchè condiviso e sbagliato se non ha abbastanza seguaci. E non importa se sia vero.

Questo strano meccanismo della “prova muscolare” dei numeri, che dovrebbe essere un terreno dei “populisti”, è stato adottato dai nostalgici dei governi precedenti che, piuttosto che condurre il confronto sui temi e sei valori in gioco, hanno pensato di sfidare in piazza lo stesso “popolo”.

E così, guidati da “madamine” e animatori di centri anziani, lo scorso 10 novembre, a Torino, in piazza, si sono trovate circa 30.000 persone perbene, alcune delle quali inconsapevoli, per sostenere l’avvio della TAV e  fare sentire la propria voce

E’ inutile dire che già prima del tramonto, anche in assenza di simboli di partito, ciascuno di questi dichiarava la propria vittoria per la manifestazione, come se si fosse trattato di un referendum.

E così anche i giornali, tutti lanciati nella presentazione di una rivoluzione che, a detta di molti “non poteva lasciare indifferente il governo”.

Ma la risposta della “piazza” (quella di chi ha manifestato da sempre su questo tema, anche rischiando la galera e non come una gita) non si è fatta attendere. E un mese dopo, nella stessa città, sullo stesso tema, riescono a ritrovarsi un numero di persone che risulta essere il doppio di quelle del 10 novembre.

Quindi?

Se la piazza doveva essere la misura della volontà popolare (come si affermava il 10 novembre) dovrebbe esserlo adesso, a maggior ragione. C’era da attendersi analoghi titoli nei quotidiani, la scoperta di una volontà opposta a quella del mese scorso, quindi più forte. Invece no.

Perchè quelli che hanno usato la piazza “temporaneamente” lo scorso 9 novembre, richiamando circoli di anziani e signore dei club del burraco, hanno dalla loro parte i giornali delle lobby, a cui è affidato il compito di raccontare la cronaca.

Così accade che la manifestazione del 10 novembre ha trovato lo spazio della prima pagina, mentre quella dell’8 dicembre, anche se più numerosa, viene ignorata.

A voi ogni considerazione ulteriore.

Santo Fabiano

*) pubblicato su www.pomezianews.it

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