le paure del Pupone

So bene che ciò che scriverò desterà critiche accese e dissensi. Ma sento il bisogno di chiamarmi fuori dal coro del sentimento diffuso e, pur mantenendo l’assoluto rispetto e il riconoscimento del valore tecnico di Francesco Totti, invoco il diritto (non essendo nessuno e non avendo alcun ruolo) di avere un pensiero diverso riguardo alla sua chiusura di carriera. Certamente si tratta di un grande campione che, oltre a dimostrare coerenza e attaccamento alla squadra, oltre che alla famiglia, ha dato prova di essere una persona semplice e alla mano, pur mantenendo il profilo del calciatore tenace e combattente e soprattutto “concludente”, con i suoi frequenti interventi risolutori. Insomma, non è in discussione l’uomo, né il campione.

Mi sembra, invece, esagerata, fino al punto da disorientarmi e mettermi paura, tutta l’atmosfera creata intorno all’evento. Non mi riferisco alla festa, certamente dovuta e da condividere pienamente, vista la conclusione di una carriera brillante, né al comportamento rammaricato dei tifosi. Quello che mi ha allarmato è stato, invece, il comportamento del campione che si è manifestato pubblicamente come una persona che, per il fatto di lasciare il suo ruolo di campione, capitano e calciatore, adesso avverta “paura”.

Paura di cosa? Davvero non capisco. Mi si consenta, ma non capisco le lacrime, la tristezza, la musica da funerale, l’abbraccio mesto, come non si faceva nemmeno nei confronti dei parenti costretti a emigrare in paesi lontani.

Mi sembra proprio un brutto segnale. Tutti siamo chiamati a intraprendere scelte determinate dall’età o persino dalla conclusione di un lavoro. E in quelle circostanze facciamo ricorso alla maturità che viene richiesta a chi abbandona le passioni di adolescente per passare agli impegni di adulto o (peggio) chi abbandona l’abitudine o la comodità di un lavoro o di una sede, per passare a un’altra sede o persino al rischio di non riuscire a lavorare.

Sono quelle le vere paure, determinate dall’incertezza, dalla difficoltà di dovere affrontare ostacoli gravosi, dalla necessità di fare i conti con le insidie del quotidiano. Vorremmo tutti, ma proprio tutti, avere le stesse paure di Francesco Totti, padre e marito felice, uomo ambito dagli spot televisivi, campione ricercato e certamente, nonostante la sua giovane età, facoltoso possidente di beni mobili e immobili che nessuno di noi, senza paura, riuscirà mai a raccogliere in tutta la vita.

Mi dispiace davvero che un gladiatore come tutti lo credevamo, una volta messi da parte gli abiti del calciatore che gioca, ironizza, segna, avverta la “paura di dovere crescere” e affrontare il mondo fuori dalla protezione dello stadio e delle tifoserie. E’ come avere la sensazione di scoprire che dietro l’apparente grandezza di un campione, si nasconda un bambino che si sente a suo agio finché gioca, ma che non ha alcuna intenzione di uscire dal campo di gioco perché, fuori, c’è il mondo… dove non si gioca, ma si combatte la partita impegnativa del quotidiano.

Nessuno me ne voglia, con tutto il rispetto per il campione…. avrebbe potuto scegliere un modo migliore per uscire di scena, magari a testa alta, dimostrando che la vita non può essere sempre e soltanto un gioco, anche se permette di guadagnare tanto. Gli auguro davvero di trovarsi bene, ma certamente non potrà più soltanto vivere di calci al pallone. Potrò comunque riconvertirsi come fanno molti campioni che, grazie alle fortune accumulate, riescono a inventarsi una nuova vita, senza alcuna paura, ma con la considerazione di avere avuto molta fortuna.

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