Non c’è più religione, ma nemmeno storia!

Siamo stati tutti educati e indottrinati secondo una concezione della storia affidata a grandi uomini le cui gesta hanno segnato, così ci hanno detto, il succedersi degli avvenimenti.

Nessuno metterebbe in dubbio la statura di Socrate o Platone, né di Cesare o Napoleone. E non sono in discussione nemmeno le capacità di intellettuali come Marx o Croce o persino di personaggi discutibili come Stalin, Castro o addirittura Hitler. Diciamo pure, anche se da italiani ci costa un po’, al netto degli eccessi gravi e costosi per tutti, ci sono buone possibilità di trovare abilità di statista anche in Mussolini. Ma sicuramente la nostra repubblica ha avuto la fortuna di essere segnata da personaggi di alto spessore morale come Mazzini, Einaudi, De Gasperi … e via dicendo (che non cito per non creare barricate).

Insomma, leggere un libro di storia, per noi, appartenenti a una generazione un po’ “datata”, è stato sempre un piacere. Ma viene il sospetto che adesso non sia più così.

La storia romana, lo sappiamo bene, è disseminata di tradimenti e omicidi tra alleati, congiunti, compari o duumviri, ma si trattava di uomini che, in qualche modo avevano dato prova del proprio valore in battaglia e si erano resi autori di riforme, buone o cattive, che, in qualche modo, avevano una logica. Non tutti hanno fatto una fine gloriosa. Basti pensare a Federico Barbarossa che morì stupidamente per uno scivolone attraversando un fiume, la cui profondità arrivava ai suoi fianchi, non più riemerso a causa della pesantezza dell’armatura. Ma certamente, anche in quel caso, a una morte che potremmo definire “stupida”, corrispose una vita gloriosa.

Ebbene, si ha la sensazione che la storia contemporanea non abbia più niente da raccontare. Non si registrano persone di valore, né imprese degne della storia… e nemmeno della geografia, visto che, in certe aree del mondo i confini cambiano più in fretta delle stagioni.

Se si esclude Gorbaciov, la cui statura non si discute, la Russia non registra personaggi di valore storico, ma solo di capacità tattica. Anche gli USA non scherzano: ci siamo illusi nella svolta di significato con l’elezione di Barak Obama, per trovarci, otto anni dopo nella difficile condizione di scegliere tra un personaggio la cui più alta notorietà era quella di essere la moglie di un presidente che faceva sesso nelle ore e nei luoghi di lavoro e un altro la cui notorietà era quella di essere fuori di senno, ma che sta già dando prova della propria pericolosità.

Anche il Nobel per la pace segna qualche difficoltà nell’assegnazione. Siamo passati da George Marshal, Willy Brandt, Madre Teresa di Calcutta, al premio di incoraggiamento (1994) ad Arafat, Rabin e Peres, che, in un modo o nell’altro si facevano le guerra. O peggio a quello “sulla fiducia” assegnato ad Obama (2009) che poi, al pari dei predecessori ha portato la guerra nelle zone calde del pianeta.

Anche nel nostro Paese non siamo messi bene. Con tutto il rispetto, non credo che Marianna Madia possa essere ricordata al pari di Massimo Severo Giannini. Nè immagino che possa avere un posto nella storia l’attuale presidente della Camera (che non cito per evitare accuse di sessismo, visto che non fa altro) al pari della indiscutibile Nilde Iotti. Nè sarà ricordato per qualcosa di valoroso il presidente della Repubblica che ha lasciato il suo mandato, oltre il termine (e il pudore), prorogando la sua permanenza “a grande richiesta”, come fino ad oggi facevano soltanto i circhi nelle piccole città.

Proprio non so quale storia dovremmo raccontare.

Non potremmo trattare delle battaglie sindacali, i cui leader si sino assicurati la possibilità di andare “a riposo” con pensioni d’oro, la cui decima parte farebbe felice la famiglia di un operaio e che, per dispetto, hanno fatto abolire i voucher dimostrando di vivere nei salotti e non avere alcuna percezione del mondo del lavoro.

Non potremmo trattare della battaglie politiche, ormai lontane dalle ideologie per approdare, senza pudore nelle lobby degli affari dove tutto è consentito e i valori sono in ingombro. Nè potremmo portare come esempio il valore dei leader, tutti specialisti nel turpiloquio, nella dissociazione, nell’insulto e nella menzogna, senza nulla togliere agli annunci di azioni mai mantenute.

Non potremmo trattare delle grandi riforme. A cominciare dalla “buona scuola”, riformata (immagino adesso sarà chiamata “buonissima scuola”) da un ministro che tra i banchi vi ha trascorso poco tempo e non ha mai frequentato le superiori, ma non ha avuto alcun pudore nel dichiararsi laureata, per meriti sindacali. Nè il pudore si è avvertito nei palazzi che l’hanno nominata e la vedono riformare. Meglio evitare il tema della pubblica amministrazione che, dopo avere registrato la conquista del decentramento, tanto caro ai padri costituenti, con l’istituzione delle province, ha visto lo smantellamento del sistema, da maldestri improvvisatori, sull’onda del populismo, fortunatamente fermati dal referendum costituzionale, ma che adesso restituisce un Paese in cui è “normale” il crollo di ponti, scuole e strade, a seguito dell’abolizione di se ne occupava.

Non potremmo trattare di riforme economiche, visto che dobbiamo alla Corte dei Conti il merito di avere svelato che lo Stato tassa le retribuzioni dei lavoratori per un valore del 10% superiore rispetto alle altre nazioni. La gente è più povera, le imprese chiudono, ma le banche si arricchiscono e… strano a dirsi, più rischiano, più guadagnano, grazie alla copertura dei soldi pubblici…. che però non si trovano per ricostruire zone terremotate. e i nostri studiosi, tutto ciò, lo chiamano “economia”.

Insomma, la storia contemporanea sembra finita. Probabilmente aveva ragione Fukuyama quando annunciava la prossima “fine della storia”.

L’ultimo trucco rimasto ai malintenzionati, consumati ormai i valori, è quello di schierarsi in nome della religione. E sembra che funzioni e nella confusione di Chiese, Moschee e Sinagoghe che esplodono e prendono fuoco si consumano accordi per il possesso dell’energia e persino per la gestione internazionale del debito pubblico. E non trova pace nemmeno l’ultimo pontefice che, poiché, oltre alla fede, usa il ragionamento logico, mette in crisi i potenti, anche all’interno della Chiesa, arrivando persino all’accusa di eresia nei confronti del successore di Pietro.

Non so voi, ma io veramente, a partire dagli ultimi secoli, davvero non saprei che storia raccontare

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