la nuova “questione romana”

Ho il piacere di ritenermi fuori dai giochi politici e di non essere gradito, né simpatico a nessuno che militi, in modo convinto e sottomesso a un partito o movimento politico, qualunque esso sia. Per questa ragione ritengo di potere osservare, da cittadino libero, con il giusto distacco le vicende politiche attuali, cercando coglierne i segnali e di leggerne i significati.

A questo proposito mi salta agli occhi (e non solo a me) il chiasso disordinato e persino violento, al limite dell’aggressione, che caratterizza il “confronto politico” riguardo alla nuova amministrazione del Comune di Roma.

Chi vive o ha vissuto nella capitale e magari ha occasione di visitare quelle straniere, rientra sempre con un po’ di rammarico nel notare che la città più bella in assoluto (ma per ragioni antiche) non è assolutamente la più vivibile  e ogni giorno che passa degrada. Ma non è sempre stato così. Tutto è precipitato da quando la “politica” ha abbandonato i “valori” per gli “interessi”.

Da diversi anni, il luogo che incarna le più belle manifestazioni della storia, della cultura, dell’arte, ecc,  é diventato il luogo preferito degli appetiti del potere e dell’ingordigia senza scrupoli né pudore. Persino chi era partito con intenti separatisti, una volta entrato nel circo famelico dei palazzi romani, si é integrato e ne ha subito copiato i metodi peggiori.

Qui, antica culla di valori istituzionali, ogni cultura o ideale perde il suo riferimento. Persino la Chiesa esprime il peggio de sé e si interessa ai privilegi, manifesta ingordigia, rappresenta lo stesso identico modello di “potere” con cui, infatti va d’accordo.

E negli anni tutto ciò si é rafforzato fino a rendere simile alla precedente ogni coalizione che si alternava al potere. Prova ne sono i legami di affari scoperti dalle diverse inchieste, tra cui quella denominata “Mafia Capitale” che ha svelato profonde complicità di tutti i partiti, senza distinzione di ideologie, nella partecipazione agli affari: l’amministrazione della città aveva lo scopo di “amministrare” il denaro pubblico e di veicolare permessi, autorizzazioni e appalti.

Questa nuova visione della città ha cambiato volto alla città (non solo a Roma). E ha cambiato il volto dei partiti che da “portatori di valori” e ideologie sono diventati “portatori di interessi”, senza rinunciare alla antica evocazione delle ideologie, ma evitando gli estremismi: non a caso tutti affermano di essere espressione del “centro”, perché é lì che si amministra (nel senso di chi distribuisce la minestra). E visto che il centro é uno solo, perché farsi la guerra? Si governa un po’ per uno o ci si mette d’accordo.

Nelle elezioni amministrative del 2012 un esponente di destra della mia città mi confidò che loro (quelli di destra) preferivano la vittoria del candidato PD (infatti ne scelsero uno da contrapporre senza arte né parte) perché “se vinciamo noi ci fanno opposizione, ma se vincono loro ci si mette d’accordo”. Questa frase mi rimbomba dentro da allora e la vedo realizzata ogni giorno in diverse amministrazioni.

É in questo contesto che avviene una rivoluzione, peraltro annunciata: il partito di lotta per la democrazia,  passa alla lotta per il potere e gli interessi, poi alla lotta al proprio interno e come nell’ultima scena de “le iene” si autodistrugge dopo avere vinto le elezioni romane, consegnando la città al Movimento 5 stelle.

In un contesto democratico si tratterebbe di una normale alternanza. E se i “nuovi e inesperti” del M5S non fossero all’altezza, basterebbe fare opposizione.

Invece no. Il partito protagonista di “mafia capitale”, che, dopo avere vinto le elezioni, ha deciso le dimissioni del proprio sindaco, non gradisce di “non amministrare la città di Roma” e si comporta come se fosse in “astinenza da potere”: scalpita, si agita, contesta ogni cosa, segnala conflitti di interesse dove non ci sono, svela incompatibilità di chi era stato loro consulente, rivela persino errori e refusi nelle frasi del programma.

Non é un bell’esempio di “strategia politica”. Evidentemente “il sistema romano” ha bisogno di alimentarsi nei sotterranei degli affidamenti e degli appalti milionari e sa bene che senza quel tipo di approvvigionamento non potrà durare e rischia il crollo.

E se il crollo avverrà sarà addebitato a chi amministra adesso, da qualche giorno. E allora il crollo di tutto può essere persino funzionale ai padroni oscuri della città e ai loro giannizzeri.

Forse é proprio questo l’intento spregiudicato di chi oggi fa opposizione spietata: il crollo della città e la sua paralisi. Questo porterebbe a spegnere ogni speranza nel cambiamento e il ritorno ai soliti sistemi che “saranno pure sopra le regole, ma mettevano d’accordo tutti i partiti” e anche alcune istituzioni.

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